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07 maggio 2023
Ordine, la solidarietà al collega Dianese
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Il presidente Giuliano Gargano ha portato la solidarietà di tutto l'Ordine dei Giornalisti del Veneto al collega Maurizio Dianese, vittima qualche giorno fa di uno scomposto attacco da parte di un avvocato, impegnato nel processo di Eraclea. Secondo il legale, difensore del principale imputato del processo, la mafia ad Eraclea è frutto di una campagna di stampa che ha condizionato l'opinione pubblica e creato una forte pressione sui giudici, dimenticando che l'esistenza di un'associazione per delinquere di stampo mafioso è stata accertata pochi giorni fa con una sentenza della Cassazione.
"Sconcerta - dichiara il presidente - che ci sia stato un attacco ad personam, che mette oggettivamente in pericolo il collega".
Gargano e Dianese si sono incontrati a Dolo, durante la cerimonia di intitolazione all'ex magistrato Francesco Saverio Pavone del Centro di documentazione e inchiesta sulla criminalità organizzata in Veneto, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio. E proprio in questa occasione è stato ricordato quanta importanza abbia avuto la stampa nel raccontare e fare emergere fenomeni come la Mala del Brenta.
Dianese ha raccolto anche il sostegno dell’Osservatorio regionale per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza, formato da Bruno Pigozzo, Pierluigi Granata, Alessandro Naccarato, Francesco Bettio e Giovanni Iacono, che spiegano: “Colpisce leggere come nelle arringhe difensive nel processo ai presunti casalesi di Eraclea si parli di una ‘stampa morbosa che ha alimentato l'attenzione su queste vicende’ con una pressione a tal punto forte da condizionare gli inquirenti, quando a parlare di associazione per delinquere di stampo mafioso in questa vicenda è stata anche la Cassazione. Liberi giustamente gli avvocati della difesa nel processo sui fatti di Eraclea di esprimere la propria valutazione, ma deve essere libero, e ben difeso da ogni forma di intimidazione, anche il giornalista che intende ricostruire e raccontare i fatti, contribuendo con il suo lavoro a difendere quella cultura della legalità di cui il nostro Paese ha sempre più bisogno. A tutti i giornalisti che onestamente e in buona fede assolvono al loro dovere va la nostra solidarietà, la riconoscenza per quanto fanno, ben sapendo che alla base della forza delle mafie c’è appunto il silenzio e l’omertà inaccettabile in una società civile”.
Gargano e Dianese si sono incontrati a Dolo, durante la cerimonia di intitolazione all'ex magistrato Francesco Saverio Pavone del Centro di documentazione e inchiesta sulla criminalità organizzata in Veneto, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio. E proprio in questa occasione è stato ricordato quanta importanza abbia avuto la stampa nel raccontare e fare emergere fenomeni come la Mala del Brenta.
Dianese ha raccolto anche il sostegno dell’Osservatorio regionale per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza, formato da Bruno Pigozzo, Pierluigi Granata, Alessandro Naccarato, Francesco Bettio e Giovanni Iacono, che spiegano: “Colpisce leggere come nelle arringhe difensive nel processo ai presunti casalesi di Eraclea si parli di una ‘stampa morbosa che ha alimentato l'attenzione su queste vicende’ con una pressione a tal punto forte da condizionare gli inquirenti, quando a parlare di associazione per delinquere di stampo mafioso in questa vicenda è stata anche la Cassazione. Liberi giustamente gli avvocati della difesa nel processo sui fatti di Eraclea di esprimere la propria valutazione, ma deve essere libero, e ben difeso da ogni forma di intimidazione, anche il giornalista che intende ricostruire e raccontare i fatti, contribuendo con il suo lavoro a difendere quella cultura della legalità di cui il nostro Paese ha sempre più bisogno. A tutti i giornalisti che onestamente e in buona fede assolvono al loro dovere va la nostra solidarietà, la riconoscenza per quanto fanno, ben sapendo che alla base della forza delle mafie c’è appunto il silenzio e l’omertà inaccettabile in una società civile”.
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